La conflittualità genitoriale: gli effetti sul minore

By 2 ottobre 2019 Per saperne di più
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La separazione dei genitori non rappresenta a prescindere un evento dannoso per lo sviluppo dei figli: a volte si configura come un’esperienza per osservare e sperimentare in che modo gli adulti risolvono i conflitti, affrontano il disaccordo, litigano e costruiscono una strada per separarsi.

Il minore, quindi, nel ruolo di osservatore e di attore di un “gioco” familiare più esteso, introietta  in virtù delle propri risorse tutti questi aspetti caratterizzati da un’intensa e specifica tonalità affettiva.

Spesso bambini e ragazzi possono essere chiamati a dover assumere ruoli differenti durante una separazione: schierandosi con l’uno o l’altro genitore oppure cercando di mediare il conflitto.

Ma come si può tentare di evitare che vengano sovrastati dalle spinte verso tali posizionamenti di ruolo e dagli effetti che ne possono derivare?

Una comunicazione realistica

La decisione di separarsi va comunicata al proprio figlio attraverso motivazioni realistiche, comprensibili e univoche, con la finalità di:

  • conoscere e gestire le paure e le angosce del bambino
  • permettere a lui di riconoscerle e verbalizzarle creando una percezione condivisa con i genitori
  • creare una traiettoria condivisa riguardo il “cosa succederà”
  • conoscere e gestire i dubbi e le domande del bambino fornendo lui il sostegno e il supporto di cui necessita soprattutto in una nuova fase, transitoria e di intenso cambiamento per l’intero assetto familiare.

Di contro è frequente osservare la presenza di comunicazioni costruite su un piano di accusa e denigrazione dell’altro genitore, attraverso le quali di sicuro non è pensabile ipotizzare che ci si stia muovendo nella direzione del benessere e della tutela dei minori.

In queste situazioni a livelli più o meno impliciti o espliciti i figli si trovano a gestire la necessità di doversi schierare da una o dall’altra parte, a prendere una posizione, ad attribuire colpe, costruendo  insieme ai genitori equilibri e posizioni disfunzionali al benessere dell’intero nucleo.

Gli effetti della separazione

Sperimentare la separazione non sempre è traumatico. Costruire il “come” farlo, insieme all’altro genitore, spesso è la chiave che conduce verso una direzione meno dolorosa e più gestibile. Costituiscono elementi fondamentali il dare continuità al legame parentale, accordarsi sulle scelte più opportune, mantenere un coerente riferimento affettivo ed educativo, condividere la direzione educativa, preservare l’idea di famiglia e di genitorialità seppur in evoluzione e cambiamento.

Tuttavia, la separazione dei genitori rappresenta un’esperienza “ad alto impatto emotivo” per il minore e, per questo motivo, è spesso portatrice di sofferenze psicologiche brevi o protratte nel tempo e che possono manifestarsi con modalità più o meno palesi o latenti.

Le ricerche indicano che è la conflittualità tra i genitori, più che la separazione in sé, a produrre effetti negativi sul benessere dei figli.

Con la separazione il legame tra i coniugi non si interrompe,  ma assume una forma diversa: la separazione coniugale non presuppone la rottura della responsabilità genitoriale.

Per il bambino, specialmente se molto piccolo, è sempre difficile distinguere le relazioni che intercorrono tra lui e i genitori e quelle tra i genitori stessi; quando si modificano queste ultime, potrebbe pensare che si siano modificate anche quelle tra lui e i propri genitori. Il piccolo non possiede ancora strumenti cognitivi sufficienti per elaborare la “perdita” di uno dei genitori e per comprendere i motivi di questo cambiamento. Spesso il bambino attribuisce a se stesso la colpa della rottura del legame matrimoniale, arrivando a credere di non meritarsi l’amore dei genitori. Inoltre, il bambino può vivere l’allontanamento di uno dei genitori come un abbandono da parte della famiglia verso il genitore che non è più in casa, destino che lo spaventa terribilmente e lo potrebbe portare ad immaginare una prospettiva simile anche per lui.

I diversi ruoli del minore

Molti ricercatori hanno evidenziato che il bambino, all’interno di un percorso di separazione coniugale, può assumere diversi ruoli:

  •  di stabilizzatore/mediatore della conflittualità tra i coniugi;
  •  di caretaker (prendersi cura di) nei confronti del genitore percepito come più fragile. In questo caso i ruoli genitoriali sono rovesciati: un figlio può accettare coscientemente la responsabilità di badare a un genitore che non si sente bene o che è incapace di assumere la propria funzione in modo adeguato. Prendersi cura di un genitore emotivamente dipendente è un grosso peso per un figlio. Può rivelarsi molto difficile, per figli sensibili e coscienziosi, liberasi da questo fardello e andare avanti in modo funzionale con la propria vita;
  •  di capro espiatorio, nel tentativo di mantenere unita la coppia genitoriale.