Isteria: il racconto di una leggenda

By 16 aprile 2015 Per saperne di più
significato e origini dell'isteria

Il termine isteria, eliminato dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) insieme al termine “”nevrosi, denota una psiconevrosi caratterizzata da stati emozionali molto intensi e particolarmente teatrali. Nell’immaginario collettivo è sempre stata considerata una malattia appartenente all’universo femminile e non a caso il termine stesso deriva dal greco ὑστέρα (hystera), che significa utero.
L’isteria è stata spesso studiata e notevoli sono le ricerche dedicate all’individuazione di un qualsiasi tipo di malfunzionamento fisico che potesse spiegare i comportamenti considerati caratterizzanti la malattia e, di conseguenza, la persona che ne è affetta.
Partendo dall’isteria come patologia, quando si parla di persona affetta da tale patologia, si parla di “persona isterica”.

Ma dove pone le sue radici la nascita delle manifestazioni comportamentali tipiche della donna isterica?

Secondo una leggenda alcune crisi isteriche venivano attribuite ad un fenomeno denominato tarantismo: il morso di una la tarantola provocherebbe crisi isteriche.
Si tratta di un fenomeno conosciuto in modo particolare in Puglia e in Spagna.
La tradizione popolare ritiene che alcuni musicanti fossero in grado, con la musica, di guarire o almeno lenire lo stato di “pizzicata”. Attraverso una suonata, che poteva durare anche giorni, cercavano di trovare la combinazione di vibrazioni con le note dei loro strumenti. Venivano utilizzati diversi strumenti, in particolare il tamburello.

Si trattava di un complesso rito considerato terapeutico in cui attraverso un apparato ritmico, musicale, coreutico e cromatico, oltre che di oggetti e ambientazioni rituali, si riusciva a ristabilire la guarigione e la reintegrazione di una persona sofferente. L’esorcismo inizia quando il tarantato avverte i primi sintomi del tarantismo; a quel punto egli chiede che vengano i musicisti a suonare la pizzica. Al suono della musica il tarantato comincia a scatenarsi in una danza sfrenata. L’inizio del rito ha un obiettivo diagnostico cioè l’identificazione del tipo di taranta; dopo comincia una fase cromatica in cui il tarantato viene attratto dai vestiti delle persone da cui è circondato (spesso dei fazzoletti), il cui colore dovrebbe corrispondere al colore della taranta che ha iniettato il veleno.

Tale attrazione viene manifestata a volte in modo violento ed aggressivo. Il tutto è seguito poi da una fase coreutica in cui il tarantato evidenzia dei sintomi di possessione che può essere di natura epilettica, depressivo-malinconica oppure pseudo-stuporosa. Durante questa fase l’ammalato si abbandona a convulsioni, assume posture particolari in cui si isola dall’ambiente circostante e atteggiamenti con cui si identifica con la taranta stessa. Il rituale finisce quando il tarantato calpesta simbolicamente la taranta per sottolineare la sua guarigione dalla malattia.

Una leggenda che vera o meno, a seconda del lettore, rappresenta una lente diversa con la quale abbiamo proposto la lettura di un “vecchio” fenomeno.