Nuove realtà familiari

By 30 aprile 2015 Per saperne di più
Evoluzione della struttura famigliare

Come è cambiata la famiglia nel tempo? E quali fattori hanno facilitato la sua evoluzione?
Quali sono le nuove realtà familiari?
Partiamo dal ricostruire i principali processi di mutamento sociale che hanno concorso a modificare la famiglia nei suoi presupposti concettuali e nelle sue declinazioni di vita quotidiana.

Alcuni tra i più significativi cambiamenti familiari iniziano a prendere forma nel periodo storico compreso tra fine la fine del 1800 e l’inizio del 1900 dietro l’urto dell’industrializzazione. I mutamenti non concernono esclusivamente il numero dei membri che compongono la famiglia, ma anche e soprattutto la qualità dei rapporti che intercorrono tra di loro. Altro cambiamento sostanziale riguarda la struttura della famiglia in cui si passa da una struttura di potere piramidale (tipica dei nuclei familiari agricoli), a una configurazione maggiormente paritaria in cui il potere non è detenuto nelle mani del singolo ma distribuito tra i vari membri della famiglia stessa. L’unione di coppia prima basata sul contratto economico e sulle decisioni della famiglia patriarcale, nel tempo comincia a essere regolata dagli affetti e dallo spirito di autodeterminazione dei coniugi. Altro cambiamento fondamentale riguarda il luogo di lavoro: il passaggio dalla fattoria rurale alla fabbrica industrializzata e all’ufficio, produce una netta separazione tra famiglia e impiego, contribuendo a identificare lo spazio familiare come contesto intimo e privato (Barbagli, Castiglione, Dalla Zuanna 2003; Calanca, 2004).

L’evoluzione economica e produttiva del paese concorre inoltre a far divenire la famiglia un gruppo caratterizzato da precisi confini, un gruppo distinto e separato dal contesto sociale di appartenenza. Nasce così la famiglia nucleare, composta da genitori e figli, residente in un’abitazione indipendente, non coincidente quindi con quella delle rispettive famiglie d’origine (passaggio dalla residenza matri – e patrilocale alla residenza neolocale).
Il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare contribuisce quindi alla riorganizzazione dei rapporti famigliari e alla ridefinizione del numero dei membri costitutivi.

Nel frattempo il processo di trasformazione sociale e culturale avanza in maniera inarrestabile raggiungendo la sua massima espansione dopo gli anni sessanta; in questi anni irrompono profonde metamorfosi nelle aree della sessualità, della coniugalità e della procreazione, grazie all’influenza della cultura di massa, dei processi di modernizzazione (negli anni del boom economico) e dello sviluppo del neofemminismo (Bellassai, 2005).
La sessualità acquisisce crescente autonomia rispetto alla riproduzione, l’esperienza di coppia cessa di coincidere con quella genitoriale e sempre più frequentemente i figli nascono al di fuori dell’unione coniugale. In questo mutato scenario, il matrimonio non costituisce più il principale terreno di affermazione per uomini e donne, né un vincolo indissolubile che unisce moglie e marito “finché morte non li separi”.

Con l’entrata in vigore della legge 1° dicembre 1970, n.898 sul divorzio, nonché della riforma del Diritto di famiglia del 1975 (legge 19 maggio 1975, n151), viene infatti riconosciuta la possibilità di porre fine al legame coniugale, così come quella di formare un nuovo rapporto di coppia. Questi importanti cambiamenti si riflettono anche sulla storica polarizzazione tra cure materne e potestà giuridica paterna: da questo momento in poi non è più solo il padre (o il suo sostituto nel linguaggio paterno) a detenere la rappresentanza giuridica dei minori e dunque a prendere le decisioni formali sui figli. Da qui in poi le madri sono chiamate a condividere con i padri la potestà genitoriale, e allo stesso tempo i padri iniziano a scoprire i contenuti positivi di una paternità che contempla l’attenzione emotiva ravvicinata e la cura fisica della prole.

La seconda metà degli anni sessanta è contrassegnata da altre importanti innovazioni sociali. Si assiste alla crisi del patriarcato, alla diffusione dell’istruzione femminile, all’accesso delle donne a professioni qualificate, alla risignificazione dei loro modelli d’identità, legittimata dalle nuove forme di mobilitazione sindacale e politica. A partire dai primi anni settanta emerge in particolare un nuovo femminismo radicale più diffuso e variegato rispetto al passato. Durante questo periodo si assiste a una forte influenza della politica nella vita quotidiana con risvolti che sfociano in una crisi sociale in cui si mette in discussione il lavoro domestico e di cura tradizionalmente ripartito per genere (Bellassai, 2005). Contestualmente, sia la denatalità che il calo dei matrimoni iniziano a prospettare nuove tendenze sociodemografiche.

L’ampiezza numerica delle famiglie di un tempo va incontro a una sensibile riduzione, i rapporti tra i 
membri famigliari divengono più orizzontali e paritari, le responsabilità genitoriali assumono forme rinegoziate e maggiormente condivise, l’affettività e l’intimità vengono espresse in maniera meno inbita. Vengono inoltre registrati cambiamenti che coinvolgono una ridefinizione dei ruoli e dei rapporti di potere intrafamigliari, con conseguente rivisitazione delle modalità con cui vengono organizzati i rapporti primari. Iniziano, infatti, a diffondersi famiglie assai diverse da quelle nucleari tradizionali: famiglie post-separazione e post-divorzio, famiglie monogenitoriali, famiglie ricomposte (Barbagli, Saraceno, 1997; Barbagli, Castiglione, Dalla Zuanna, 2003, Zanatta, 2008).