Diversità e devianza

By 15 aprile 2015 Per saperne di più
diversità e devianza

Quando si parla di devianza? Quali comportamenti vengono ritenuti devianti?

Riprendendo Galimberti (1999,) la devianza viene definita come quel comportamento che si allontana in modo più o meno pronunciato dai modelli sociali dominanti. Questo concetto ha un duplice aspetto: è normativo perché si riferisce non a una caratteristica intrinseca del comportamento, ma a un giudizio etico espresso su di esso, e relativo perché varia col variare del gruppo di riferimento e del periodo storico preso in esame […].

Perché le persone agiscono comportamenti devianti? Generalmente questo “fare deviante” dell’individuo è un qualcosa di inaspettato e l’avere una spiegazione del perché ha agito così rappresenta una delle esigenze fondamentali dell’essere umano.

Becker nel 1963 scrive:

La devianza è creata dalla società. Con ciò non intendo dire – come si fa di solito – che le cause della devianza risiedono nella situazione sociale del deviante o nei ‘fattori sociali’ che lo spingono all’azione. Intendo invece dire che i gruppi sociali creano la devianza stabilendo le regole la cui infrazione costituisce la devianza e applicando queste regole a persone particolari, che etichettano come outsiders. Da questo punto di vista, la devianza non è una qualità dell’azione commessa, ma piuttosto la conseguenza dell’applicazione, da parte di altri, di regole e sanzioni al ‘trasgressore’. Il deviante è uno cui l’etichetta è stata applicata con successo; il comportamento deviante è il comportamento così etichettato dalla gente” (v. Becker, 1963, p. 9).

Per Becker, la devianza è una reazione sociale che consiste nel processo di etichettamento, denominazione, interpretazione; l’identità della devianza risiede nell’occhio dell’osservatore più che nella sostanza dell’azione; si tratta di uno status attribuito più che conseguito.
L’autore, con tale definizione, dirige e allarga lo sguardo in quanto con essa si riferisce non solo a status attribuiti sulla base di comportamenti devianti rispetto alla norma/regola sociale infranta; egli infatti parla di status attribuiti anche sulla base della natura non chiara della regola (per esempio la malattia mentale) o il cui status è già di per sé svalutato (vecchiaia, handicap fisico, ritardo mentale, perfino l’appartenenza a una minoranza etnica): sono tutti casi di stigmatizzazione o di ‘identità negata’ (v. Goffman, 1963).

Cos’è la norma?
La parola “norma” rimanda a una duplice veste semantica: norma come normalità e norma come regola.
Le norme, in quanto costruite socialmente sono tendenzialmente variabili e strettamente legate a cambiamenti socio-culturali e spazio-temporali.
In quanto tali sono quindi mutevoli così come lo sono anche i limiti di tolleranza nei confronti della violazione dalla norma stessa e i criteri di valutazione della violazione. Il cambiamento riguardo la percezione sociale di specifici comportamenti e/o atteggiamenti, e la frequenza con cui essi si manifestano, può portare a considerare normale ciò che un tempo era definito deviante.
Di contro, ciò che è meno frequente è anormale (non rientra nella norma), ciò che è anormale non è giusto, ciò che non è giusto “non va bene”.

La devianza quindi è in riferimento anche alla norma. Non si tratta solo di una violazione intenzionale di un “modello di comportamento” costruito e condiviso socialmente e culturalmente ma anche, più semplicemente, di una difformità da caratteristiche somatiche, psichiche, morali, culturali, ritenute “normali” in un determinato contesto sociale. Esemplificando è considerato “deviante” un crimine in una società che lo considera tale e lo sanziona, una persona notevolmente più alta o più bassa rispetto alla media, un malato mentale e così via.

In una società come la nostra, ad alto grado di complessità, risulta davvero difficile trovare una persona perfettamente conformista. Tutti possono configurarsi in qualche modo devianti rispetto ad almeno uno dei tanti ruoli che hanno nella propria vita. 

Con l’intento di stimolare a una riflessione alternativa proponiamo una frase di Durkheim che dice:

il -“convento perfetto di individui esemplari“-, dove, benché non esista il crimine vero e proprio, ” le più piccole mancanze” saranno considerate devianti. Non è la natura intrinseca di un certo atto che ne determina la condanna, ma il fatto che l’atto violi le regole che lo vietano. “Uno stesso atto, compiuto nello stesso identico modo e con le stesse conseguenze materiali, è oggetto di riprovazione o meno a seconda che esista o no una regola che lo proibisce“.

Ogni cultura e ogni società ha costruito nel tempo i propri significati, le regole e le norme che la governano; sulla base di questo possiamo assumere quindi che ogni società, o più semplicemente ogni gruppo sociale, non può che avere sempre e comunque comportamenti definiti devianti